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A occhi chiusi

22/03/2014 | viamoronisedici / spazioarte / via moroni 16a / bergamo

Inaugurazione della mostra di Sara Barbarino

A occhi chiusi
Intelligenza, naturalezza, semplicit.
Larte di Sara Barbarino questo, e non solo questo. E capacit di interrogare il nostro sguardo e di attivare in noi una seconda vista, che dalle forme visibili dellessere rinvia allinvisibile, a ci che non esplicito, enunciato o tracciato. I suoi disegni ridotti a pura linea, una linea che da sola riesce a descrivere mondi, raggiungono un equilibrio straordinario con lessenza delle cose e la chiarezza del linguaggio. Piccole figure, presenze umane sbozzate a china o a penna, si affacciano su smisurati spazi: spazi non vuoti n casuali, spazi che ricompongono fratture, che liberano energie, spazi nudi, mentali, spirituali. Che spalancano interrogativi e intanto colmano distanze.
Al centro, o alla periferia, trovano alloggio e bilanciamento silhouette svelte, sottili, ridotte a un filo, senzombra n peso. Creature solitarie, simbiotiche, raccolte, slanciate, aeree, arboree, ognuna capace di attivare una rete di rinvii immaginativi e affettivi che creano unimmediata empatia con losservatore.
Cos, la figura che strappa fili derba per poi lasciarli andare, quella che si lascia attraversare da unestraneit che la divide, la coppia proiettata in uno slancio equidistante verso il cielo, sono insieme soggetti individuali e archetipi universali, memorie personali ed esperienze condivise. Il segno, minimale e minimo, che d loro forma si semplifica talmente da rasentare lastrazione senza mai perdere per la verit della vita.
Protagonista dellintero ciclo di lavori, ma in sostanza di tutta lopera di Sara Barbarino, il corpo, che nella sua estrema essenzialit grafica finitezza, fragilit, desiderio, ma anche metamorfosi, progetto, tramite col mondo e con ci che lo trascende. La natura stessa del disegno, cos pulito e spoglio, una forma di meditazione e di scoperta, un ritorno allessenza delle cose. Ed l, nel tratto svelto e preciso della punta sul foglio, nel dominio profondo della linea che Sara trova ed esprime una poesia personalissima e ispirata, fresca e intensa, dalla cifra inconfondibile. Il suo linguaggio va al di l dellillustrazione, perch sonda territori di confine tra la visione del quotidiano e la visionariet dellintuizione, liberando appieno le energie e le potenzialit del segno grafico: il potere evocativo e comunicativo di certe sue carte non lontano da quello che hanno le favole e i miti, con in pi il nitore della sintesi che richiama piuttosto lincisivit degli haiku. Disegnare per me un mezzo per ascoltare, spiega lartista che della realt di ogni giorno capta e annota piccoli gesti e posture, respiri, battiti, slanci, silenzi, fughe, attese, ritiri, urgenze, aneliti, paure... tutto un universo di mini accadimenti che acquistano per sulla carta la forza dellilluminazione e del simbolo. In una realt veloce e sempre pi affollata di immagini, dove forse la paura del vuoto porta a riempire ogni angolo dei nostri spazi visivi (e mentali), larte grafica di Sara Barbarino restituisce valore a uno sguardo interiore, a occhi chiusi, capace - per sottrazione invece che per addenda - di raccontare, di emozionare, di stupire e di rivelare.
Stefania Burnelli
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