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Astrazione e inclusivit nella scultura di Kennedy Yanko

19/10/2020 | Galleria Poggiali - Milano

Fino al 20 novembre alla Galleria Poggiali - Milano. Storia. Malattia. Politica. Paesaggio. Quella che accosta il corpo a uno o alla totalit di questi termini una figura retorica familiare, ma non per questo di minor effetto. A volte, quella stessa metafora....

....ipicamente rinascimentale del corpo umano come immagine dellUniverso l'idea che l'Universo, cos come lo conosciamo, sia modellato sul corpo umano viene messa, senza tante cerimonie, al rogo assieme ad altre figure retoriche civilizzatrici. Ne usciamo, poi, purificati? Vediamo le cose con maggiore chiarezza avendo sacrificato costrutti condivisi come questi per domare le fiamme?

Questi sono gli interrogativi affacciatisi alla mia mente durante una chiamata FaceTime particolarmente animata con la scultrice newyorkese Kennedy Yanko. Mentre effettuavamo un tour virtuale del suo studio, mi ha parlato del suo lavoro, di come plasmi a colpi di martello, per poi saldarle e imbullonarle tra loro, lamiere di rame che recupera dai depositi di rottami di tutta New York; e della cantante afro-americana Betty Davis: l'intransigente regina del funk di epoca disco la cui radicalit ha lasciato il segno su generazioni di musicisti non da ultimi l'ex geniale (e violento) marito Miles Davis e la cantante contemporanea, emblema della fluidit di genere, Janelle Mone nonostante le ripetute trasgressioni delle misogine proibizioni imposte dall'industria musicale americana degli anni Settanta.

Le ho parlato di un saggio che avevo recentemente letto sul New York Times scritto dalla poetessa Caroline Randall Williams. Nella sua appassionante dissertazione, sottotitolata My Body Is a Confederate Monument (Il mio corpo un monumento confederato), la Williams narra al lettore una serie di semplici quanto tragici fatti legati alla sua biologia. Pur essendo geneticamente pi bianca che di colore, la perdurante applicazione, in America, della cosiddetta regola dell'ipodiscendenza (la prassi sociale e giuridica per cui la prole di unioni miste viene assegnata al gruppo di minore prestigio sociale) fa s che, legalmente, negli Stati Uniti, la Williams sia categoricamente definita una persona di colore anche se il suo trisavolo, era il bianchissimo stupratore/generale confederato Edmund Pettus, il cui nome oggi troneggia sul leggendario Bloody Sunday Bridge di Selma, Alabama.

Se lansia ci ha accompagnato passo dopo passo per gran parte della visita allo studio, il vivace scambio di idee che l'ha seguita stato letteralmente scoppiettante il perfetto antidoto a mesi di quarantena forzata. Il mondo, non abbiamo tardato a convenire, sta cambiando, e probabilmente non in meglio. In un'epoca caratterizzata da una pandemia mondiale che non accenna ad arrestarsi, dal fantasma globale di un fascismo strisciante e dalle sempre pi frequenti proteste di strada e, a livello personale, dall'accumularsi di pensieri e battute non collaudati (per quanto mi riguarda) e idee e lavori di grande solidit (per quanto la riguarda) la nostra visita virtuale tutta "made in Brooklyn", resa possibile da iPhone cinesi, mi ha dato, a tratti, limpressione di unumile presa di coscienza. I disastri, a quanto pare, sono come campanelli dallarme: ti fanno aprire gli occhi sul mondo. E dopo sembra tutto diverso.


* Estratto dal testo in catalogo della mostra Kennedy Yanko. Because its in my blood, fino al 20 novembre 2020 alla Galleria Poggiali - Milano



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