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Spinta quasi al suicidio dai compagni in chat

19/10/2020

Umiliata, offesa, costretta a girare scene di sesso e spinta quasi al suicidio. E' l'incubo vissuto da una ragazza minorenne vittima di tre suoi coetanei in chat.Le indagini della polizia postale di Cagliari che hanno portato alla denuncia dei tre minorenni sono partite un anno fa.

Gli agenti del Compartimento della polizia postale di Cagliari, coordinati dal dirigente Francesco Greco, hanno rintracciato la vittima: stava vivendo un periodo di grave disagio psicologico e il caso stato segnalato alle strutture competenti.

Analizzando il telefonino della ragazzina, i poliziotti hanno scoperto che era in contatto con i tre denunciati, i cosiddetti flamers - spiegano dalla Postale - soggetti che, all'interno dei gruppi social, inviano messaggi volutamente offensivi, denigratori e umilianti nei confronti di uno o pi partecipanti alla chat di gruppo, scelti come bersaglio, con l'obiettivo di annientarli psicologicamente, facendo leva sulle loro fragilit, fino ad indurli ad atti di autolesionismo ed ad intenzioni suicide. Nonostante molti numeri fossero fasulli, gli specialisti della Postale sono riusciti a risalire ai tre. Sono scattate le perquisizioni, richieste dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale per i Minorenni di Cagliari, ed eseguite con la collaborazione dei Compartimenti della Polizia Postale di Napoli, Reggio Calabria e Pescara che si sono concluse con il sequestro di 5 telefoni cellulari e un notebook. Da una prima analisi sono subito saltate fuori le immagini pedopornografiche e i video di autolesionismo.

Le indagini sono partite dalle denunce presentate, alla fine dello scorso anno, dalle mamme di due ragazzini minori di 14 anni, che hanno ricevuto sul cellulare tramite whatsapp diverso materiale di natura pedopornografica: tredici file, cinque video e otto fotografie a sfondo sessuale. Il materiale arrivava da un profilo fake, creati tramite un account con utenza telefonica estera, generato con una apposite App. Il messaggio di accompagnamento diceva che si trattava di materiale autoprodotto da una loro compagna di classe, di Cagliari: tra gli altri c'erano foto e video ritraenti atti di autolesionismo.



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