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Malato grave a causa di un farmaco

08/03/2019 | Brescia

"L'effetto collaterale era nel bugiardino"

La ha stabilito la Cassazione che ha accolto il ricorso del gruppo Glaxo e Procter & Gamble che erano stati condannati dalla Corte di Appello di Brescia a risarcire con 220mila euro un uomo che aveva sviluppato una rara sindrome della pelle dopo l'assunzione di un antibiotico, il "Neoduplamox.

Se uno degli effetti collaterali descritti nei bugiardi dei medicinali si verifica, al di l della gravit e della rarit della patologia, le case farmaceutiche non sono tenute a risarcire il paziente. Neanche quando, non conoscendo le cause scatenanti della patologia, il paziente non nella condizione di valutare i rischi dell'assunzione.

Lo ha stabilito la Cassazione, accogliendo il ricorso di tre gruppi industriali condannati dalla Corte di appello di Brescia a risarcire 220mila euro a un uomo che, dopo l'assunzione di un antibiotico, il "Neoduplamox", prescritto per una banale ferita lacero contusa alla mano destra, aveva sviluppato la rarissima Sindrome di Lyell, una necrosi della pelle.

Nessuno risarcir l'uomo per la grave patologia: non la multinazionale Procter & Gamble che distribuisce il farmaco (avrebbe dovuto pagare salvo poi rivalersi); non il gigante assicurativo Hdi Global Se, Gruppo Talanx, leader nelle assicurazioni di multinazionali; n infine il produttore Smithkline Beecham, gruppo Glaxo, tra le prime industrie farmaceutiche mondiali.

La sentenza depositata ieri - la n. 6587 - stabilisce che i danni collaterali prodotti dal farmaco non sono imputabili ai soggetti coinvolti se hanno adeguatamente - e con informazioni aggiornate - segnalato la possibilit dell'effetto indesiderato nelle indicazioni di accompagnamento al farmaco. Secondo il giudice di merito, invece, la circostanza che gli effetti indesiderati - riscontrabili con una percentuale di uno su un milione di casi, - fossero segnalati nel foglietto illustrativo non costituiva prova liberatoria, 'essendo ignote le cause dello scatenarsi della sindrome'. Soltanto la segnalazione delle cause infatti avrebbe messo il paziente in condizioni di valutare 'il rischio dell'assunzione' del prodotto.

Un ragionamento bocciato dalla Terza sezione civile secondo cui dall'articolo 2050 del codice civile, quello sulla responsabilit per danni causati da attivit pericolose, non si pu in alcun modo dedurre che 'a fronte di un effetto indesiderato di cui non si conosca la matrice, l'azienda farmaceutica debba optare tra l'assunzione dei rischi', con una responsabilit di tipo sostanzialmente oggettivo, 'e la rinuncia alla produzione e alla commercializzare del prodotto'.



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