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Suggestioni d'Italia

13/07/2018 | GAM - Galleria Civica dArte Moderna e Contemporanea di Torino

Dal Neorealismo al Duemila. Lo sguardo di 14 fotografi

La GAM di Torino presenta una mostra di oltre 100 fotografie, realizzate dalla fine del secondo dopoguerra ai primi anni Duemila, che raccontano lItalia per immagini: il paesaggio e le citt della nostra penisola esplorati da 14 grandi fotografi, sia nellarchitettura sia nella loro dimensione umana e sociale. Le foto, in bianco nero e a colori, sono selezionate con lintento di scandagliare linterpretazione degli esterni, dallarco alpino e le grandi citt come Torino e Milano, per proseguire lungo la dorsale emiliana fino a scendere verso il Sud, tra Napoli, Matera, e infine toccare la Sicilia.

Paesaggi, luoghi, e anche i cosiddetti non-luoghi fanno parte di questa carrellata.

La decisione di presentare questa esposizione alla GAM nasce dalla volont di tornare a focalizzare lattenzione del museo sul tema della fotografia, tralasciato dalla programmazione da circa dieci anni, ma che costituisce un indubbio supporto di valore per le nostre collezioni. A cavallo del 2000 infatti, la GAM prima, e la Fondazione CRT per lArte Contemporanea in seguito, avevano costituito una ragguardevole collezione di fotografia dal secondo dopoguerra in avanti. Quasi tutti i grandi nomi di questo linguaggio sono entrati a far parte delle nostre collezioni.

Ai primi reportage in ambito di Neorealismo e alle documentazioni politiche si affiancano distillati di paesaggio italiano e letture di alto formalismo, come di ricerca di una apparentemente semplice verit ottica di documentazione dellarchitettura. Questa mostra ha lintento di trasportare il visitatore in un continuo alternarsi di sensibilit e di atmosfere, intense e differenti, facendo emergere in filigrana una prospettiva storica-temporale delle interpretazioni del soggetto-paesaggio. Narrazioni antiretoriche che lasciano spazio a nuove retoriche dellimmagine, senza distinzione tra fotogramma catturato al volo e situazioni accuratamente studiate.





Nelle fotografie di Nino Migliori (Bologna, 1926) prevalgono i luoghi e i segni delluomo. Le sue immagini sui soggetti deboli sono costruite con una intenzione sapientemente narrativa. forse il fotografo che prima di tutti ha saputo interpretare la forza del Neorealismo.

Gianni Berengo Gardin (Santa Margherita Ligure, GE, 1930) sembra appartenere allo stesso ordine di attenzioni: nel condurre lobiettivo della macchina fotografica sui temi del disagio, della arretratezza sociale, in una dimensione di straordinaria epica popolare.

Sui temi di un ritardo arcaico, sulla soglia dellumilt, si cimenta anche in seguito Mario Cresci (Chiavari, GE, 1942) sia pure in una investigazione pi marcatamente concettuale. Territorio e memoria sono indagati dal punto di vista delluomo come dei luoghi di lavoro, le cave.

Mimmo Jodice (Napoli, 1934) ha saputo interpretare, in bianco e nero, in maniera al contempo semplice e intensa, sia paesaggi minori sia luoghi ad alta intensit culturale e monumentale. Ci avvenuto nella proposizione di temi del sud e anche nelle incursioni nel nord dellItalia.

Anche Mario Giacomelli (Senigallia, AN,1925 2000) fissa lattenzione sulla cultura bassa, collegandosi soprattutto alla indagine sulla campagna. Da qui si innesta per una stupefacente rilettura formale, ad altissimo potenziale, dei campi governati dalluomo, sfruttando al massimo le capacit del bianco e nero.

Sullo stesso orizzonte paesaggistico si cimentato Franco Fontana (Modena, 1933), solo portando la sua ricerca sul versante di un colore trionfante, forte, di alta per lepoca eccitazione cromatica. Un colore che stato tuttavia letto in chiave mentale, inteso a portare la naturalit dei soggetti in una dimensione astraente.

Di tuttaltro segno la fotografia a colori inaugurata da Luigi Ghirri (Scandiano, RE, 1943 Roncocesi, RE, 1992). I suoi paesaggi vuoti, quasi non sfiorati dalla presenza umana, ci impongono un nuovo sguardo sulle cose, architetture e paesaggi. Dai suoi scatti emerge un sentimento invincibile di mistero, che ci proietta in una nuova dimensione di interpretazione del mondo.

Questa considerazione vale anche per le straordinarie fotografie ma in bianco e nero di Ugo Mulas (Pozzolengo, BS, 1928 Milano, 1973). I suoi paesaggi ci obbligano a guardare in maniera diversa i soggetti, ci danno la vertigine per quel che non avevamo saputo vedere in essi prima di adesso. Ci vale anche per la sua indagine sulle periferie brumose della citt industriale, che assumono, paradossalmente un forte, inedito, fascino.

Il bianco e nero strumento necessario anche per dare forza alle immagini di Uliano Lucas (Milano, 1942). La sua una fotografia, infatti, di denuncia, perch riguarda la dimensione urbana e industriale, dove per luomo a costituire il dato prevalente: la sua fotografia registra lotte e sofferenze, collocate in una dimensione collettiva.

Sono in bianco e nero anche le fotografie di Ferdinando Scianna (Bagheria, PA, 1943). Le persone che ritrae ci inducono a considerare i luoghi in una dimensione antropologica. Queste immagini, come quelle di paesaggio, vivono di contrasti: sole-luce /buio, in una visione quasi abbacinante.

Di Gabriele Basilico (Milano, 1944 2013) colpisce la oggettivit concettuale del suo bianco e nero in cui emergono dai suoi scatti le architetture e il vuoto. La dimensione urbana, periferica ma non solo. La regola delle geometrie, specialmente perfette, ci introduce a un nuovo ordine di considerazioni sulla natura dellarchitettura e del suo potenziale connotante il paesaggio contemporaneo.

Anche le fotografie dedicate allAbbazia di San Galgano di Aurelio Amendola (Pistoia, 1938) sono consapevoli del significato di volumi e pesi dellelemento architettonico. Esterni, Interni, dettagli sono interpretati con religiosa semplicit.

Enzo Obiso (Campobello di Mazara, TP, 1954) lavora sul potenziale del bianco e nero. La sua Sicilia solare non ne esce affatto ridimensionata, ma anzi i suoi luoghi aumentano il potenziale di mistero, di apparizioni sorprendenti.

Il colore controllato degli scatti di Bruna Biamino (Torino, 1956) ci porta lontano, in una sorta di sogno lattiginoso. Architetture, paesaggi disadorni, luoghi dacqua, alludono alla sospensione e al vuoto e contengono, al contempo, uno stato di concentrazione e di spaesamento indissolubili.

Didascalia foto: Nino Migliori, Da Gente dellEmilia, Stampa fotografica su carta baritata, 1957




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